Perché “supereroe”?

“Autrice, editor, supereroe” scrivo sul sito, su Facebook, ovunque. Ma che vuol dire?

Qualcuno me lo ha chiesto, è capitato. In molti hanno detto di essersi incuriositi proprio per questa definizione un po’ buffa. Ho deciso di adottarla fin dalla creazione di questo sito, perché in quei giorni un autore mi aveva scritto, testuale: sei il mio supereroe.

Lo so, non bisognerebbe dirselo da soli, ma la mia non è vanità. Un supereroe è di certo chi riesce in ciò che si prefiggeva di fare, ma anche altro. Per esempio, è chi rimane coerente con se stesso, nonostante non sia facile. Secondo me, è chi si impegna ogni giorno, non accetta scorciatoie e riesce a essere utile sul serio.

Ok, può essere un’interpretazione soggettiva, ma io la vedo così. Da quando ho iniziato a lavorare, sono andata dritta come un treno. Mi sono successe tantissime cose, che racconto su YouTube nella rubrica “Le avventure della piccola Sara”; alcune belle, altre meno. Ho conosciuto autori, colleghi, editori e lettori. Ho letto, ho scritto, ho recensito e valutato. Mi sono impegnata a seguire diversi social e nel frattempo a portare avanti le revisioni, rispondere alle mail, accogliere richieste d’aiuto anche senza chiedere un compenso solo per una singola domanda, e tutto senza concedermi delle vere pause.

Ce l’ho messa tutta, insomma, e continuo a farlo. Ve ne prego, non ditemi che i muratori o i contadini faticano più di me; lo so già. Io passo le giornate seduta a una scrivania, senza dubbio, e la fatica fisica è un concetto che non conosco. Quella mentale però è mia compagna, sempre, dunque sono convinta che qualsiasi mestiere sia impegnativo. In modo diverso, ma comunque impegnativo.

Detto ciò, arriviamo al sodo. Supereroe, dunque. Eh già. Perché serve davvero tanta passione, tanto impegno e soprattutto una bella testa dura, per lavorare come editor freelance. Forse non lo sapevo del tutto, quando ho deciso di definirmi così, ma adesso lo confermo. Senza che la cosa presupponga chissà quale merito, perché fa tutto parte del mestiere che ho scelto ed è normale che sia così, sono orgogliosa di me stessa. E probabilmente, nel mondo di oggi, poter sostenere di esserlo è una sorta di superpotere.

Voi che ne dite?

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