La punteggiatura nei dialoghi

Quando mi sono avvicinata per la prima volta al magico mondo della scrittura, ci ho messo un sacco di tempo a capire sul serio come funziona la punteggiatura del dialogo. Credo sia un problema comune, perché gli editori hanno modi diversi di gestirla e ciò causa smarrimento nel povero aspirante. Dunque, parliamone.

Partiamo dal dire che a regolarla sono sempre le norme redazionali: ogni editore ha un affascinante fascicoletto, che fornirà alla sua redazione, in cui elenca le regole da seguire. Saranno le norme redazionali a stabilire se i punti fermi vanno dentro o fuori dalle virgolette, se si useranno le caporali o i trattini, e molto altro. Allora, possiamo dire che non esiste un modo giusto o sbagliato di posizionare questi segni: dipende dalle norme.

Qualche esempio?

«Ciao.» «Ciao». “Ciao.” “Ciao”.

No, non sono impazzita; questi sono alcuni dei modi in cui il discorso diretto può venire reso, e sono tutti corretti. Ovviamente, serve coerenza: bisogna sceglierne uno e usarlo per tutto il testo. Se pubblicate con un editore, sarà lui a dirvi come fare (oppure potrete scoprirlo dando un’occhiata ai titoli già pubblicati da quell’editore lì), se invece vi autopubblicate dovrete decidere voi. Quel che conta è che la regola sia seguita sempre, tutto qua.

L’incertezza riguarda anche le virgole. Vediamo un po’: 

«Ciao» disse Luca.
«Ciao», disse Luca.
«Ciao,» disse Luca.

Qual è il metodo migliore? Non c’è, sono tutti corretti. Alcuni editori omettono la virgola, per semplificare, e altri invece la posizionano dentro o fuori dalle virgolette caporali. La stessa cosa vale per le virgolette alte, o per i trattini lunghi. Potete scegliere il modo che preferite, quel che conta è che sia continuo per tutto il testo.

Ma quale segno sarebbe meglio usare? Nella narrativa italiana, quello più comune sono le caporali, o virgolette basse, ma alcuni editori (per esempio, la Feltrinelli) usano quelle alte, e altre ancora i trattini lunghi (lunghi, però, non brevi).

– Buonasera – disse Enrico.
– Buonasera, – disse Enrico.
“Buonasera” disse Enrico.
“Buonasera”, disse Enrico.
… e così via.

Spero di avervi chiarito un po’ le idee. Sì, lo so, sembra tutto molto confusionario, ma in realtà è facilissimo: date un’occhiata ai libri che amate, prendete nota delle norme che vengono rispettate là e applicatele quando scrivete. In ogni caso, sarà il correttore di bozze (che sia quello dell’editore o che sia un professionista che assoldate voi) a prendersi cura del problema. Fateli lavorare, questi correttori, e non preoccupatevi: basta capire, come sempre, e a quel punto non sembrerà più così difficile.

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