Ma gli aspiranti sono tutti idioti?

Come ormai sapete bene, la mia posizione nel mondo della scrittura è duplice: sono un editor, dunque faccio parte dei professionisti, di quei maledetti che valutano le vostre opere e le selezionano, le scartano e ci mettono sopra le manacce, e nel contempo sono un’autrice che attende responsi per i romanzi che ha scritto. Per questo motivo, mi trovo ad ascoltare i discorsi di chi in editoria ci lavora, anche a livello più alto del mio, e anche quelli di chi ci vorrebbe lavorare come autore, ma viene puntualmente scartato e si arrabbia non poco.

Vedo tutto ciò come una bella possibilità: sono convinta che gli aspiranti autori non abbiano (quasi mai) idea di come l’editoria funzioni davvero, e che i professionisti dell’editoria abbiano un’idea stereotipata e distorta di quella massa informe che preme per venire considerata.

Provo a farvi capire: è capitato anche a me, nonostante io non sia un personaggio di spicco, di ritrovarmi in imbarazzo perché un aspirante sperava di usarmi in qualche modo. Dire a voce alta “lavoro come editor” è pericolosissimo; che io sia in un bar, in un aeroporto (è successo, giuro) o in mezzo alla strada, subito giungeranno folle di manoscrittari con in mano fascicoli che mi lanceranno in faccia. E questo, vi assicuro, non è piacevole. Dopo un po’ ti abitui e inizi a mentire; se ti domandano cosa fai nella vita, ti guardi in giro con sospetto e al massimo lo sussurri piano piano. Gli aspiranti sanno essere invadenti, fastidiosi e davvero maleducati, oltre che ingenui e, spesso, quasi idioti.

L’insolenza è tipica di quelli che, come dicevo, definisco “manoscrittari”: senza alcun rispetto o interesse per te come essere umano, ti salgono addosso pur di costringerti (con la forza, se serve, perché tu DEVI LEGGERE il capolavoro del secolo, ALTRIMENTI MORIRAI) a dar loro pareri (positivi e gratuiti, SE NO MUORI) che, comunque, non sono interessanti se non giuri che porteranno alla pubblicazione (con Mondadori, ovviamente, O MORTE). Chi ha fatto della valutazione e dell’editing il suo pane quotidiano impara presto a riconoscerli e a fuggire urlando prima di ritrovarsi legato a una sedia, ma ciò spinge a generalizzare e a immaginare che qualsiasi aspirante sia un pericoloso serial killer. Forse funziona, perché almeno si rimane vivi, però no, non è vero.

A parte gli scherzi, io odio lo snobismo in tutte le sue forme. Detesto vedere atteggiamenti da élite, mi piace dare una possibilità a chiunque e devo dire che finora è andata bene. Sì, ok, lo ammetto, ogni tanto capita di pentirsene (ok, capita spesso, ma non diciamolo troppo forte), ma capita pure di esserne orgogliosi e fieri, e di conoscere così persone speciali.

Quindi, oh tu editore o professionista che stai leggendo questa pagina, sappilo: no, gli aspiranti non sono tutti idioti. Sono quasi sempre ingenui, sono dei pasticcioni, dei casinisti, sono esagerati ed emotivi e insistenti, sanno essere antipatici, hanno fretta e, diciamolo, rompono le scatole peggio di tua suocera, ma non sono tutti idioti. Più che altro, sono umani. Proprio come lo eri tu prima di sederti su quella sedia. E potresti esserlo ancora, volendo, se solo provassi ad alzarti un secondo e scendere tra di noi. Ecco, l’ho detto. Non odiatemi troppo.

Quando faccio questo discorso, in molti mi rispondono: eh, ma vedrai, ti stuferai anche tu e diventerai più cattiva, è inevitabile. Permettetemi di farvi gne gne prima che continuiate: no. Ho già imparato, faccio questo lavoro già da abbastanza tempo per sapere quel che dico e per giunta quegli aspiranti li conosco bene, perché ogni tanto sto anche io nel gregge insieme a loro. Sapete, non è poi così male. Provate, potreste imparare qualcosa.

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