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L’importanza del sostegno

Sara

In Scrittura Posted

Se siete degli aspiranti scrittori, di certo vi siete sentiti dire più volte: non far leggere la bozza al tuo fidanzato, alla mamma o alla prozia Beppa, perché devi cercare dei beta che siano severi. Crudeli. Cattivissimi. Che ti smontino, che critichino ogni virgola. Solo così crescerai davvero.

Chi vi ripete queste parole come fosse un ritornello non ha torto: mia madre versava calde lacrime, quando le facevo leggere i manoscritti quindici anni fa, e mica fingeva. Era fiera di questa sua figlia scrittrice, e che talento, che penna! Ma, parliamoci chiaro, è difficile pensare che la reazione di un agente letterario, di un editore o dei lettori sconosciuti sarebbe stata la stessa.

Dobbiamo considerare, però, che ogni autore è un animale strano, bisognoso ed emotivo. Se aggiungiamo che l’editoria è invece piuttosto fredda, nel suo stile di comunicazione, otteniamo maree di cuori spezzati e di pianti notturni, con tanto di invocazioni al cielo, perdita dell’ispirazione e, infine, rassegnazione rancorosa. Perciò, secondo me, per un aspirante è utile anche un po’ di sostegno.

Certo, ce ne vorrebbe uno che sia serio e sappia anche criticare quando serve. Tra l’altro, l’autore dovrebbe essere abbastanza maturo da saper distinguere l’opinione della mamma da quella di un lettore casuale, e trarre le giuste conclusioni. Eppure, ammettiamolo: vedere una persona cara che tiene in mano la bozza e legge è un’emozione bellissima, e spiare i suoi sorrisi, le sue reazioni, ci rende impazienti ed eccitati. Quindi non me la sento di consigliarvi di non farlo; fatelo, fatelo. Usate l’affetto che riceverete come strumento per non arrendervi, per provare ancora, perché la zia Beppa, che insegnava italiano al liceo prima di andare in pensione, forse non sarà una fine critica letteraria, ma se può darvi un po’ di forza e se capite come usarla… ben venga.