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Non sei ciò che hai creato

Sara

In Esperienze Posted

Sapete cosa significa burnout? Wikipedia dice che si tratta dell’esito patologico di un processo stressogeno che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali.

Eviterò di sottolineare quanto leggere la definizione mi faccia venir voglia di propormi come editor per chi scrive sul sito, andiamo avanti; sì, chi svolge lavori “d’aiuto”, a qualsiasi livello, rischia di sentirsi sconfitto se la persona da aiutare alla fine non ce la fa. Si parla di psicologi, infermieri o medici, ma lasciatemelo dire: si potrebbe parlare anche di editor. Ogni giorno ho a che fare con gli autori, e non tutti riescono a realizzare i loro sogni. Tanti, tantissimi rimangono delusi dall’evidenza di un mondo editoriale complesso e zeppo di trappole. E l’editor che ha creduto nel loro romanzo e lo ha sostenuto rischia di provare la stessa delusione in forma vicaria, che andando a sommarsi alle altre diventa una cappa di amarezza.

Non voglio sembrare troppo disfattista: ho ricevuto anche soddisfazioni, più di quante potessi immaginarne, e ogni volta è una gioia così intensa che ne vale davvero la pena. Quando un autore che ha lavorato con me trova un buon editore o riesce a raggiungere l’obiettivo che aveva in mente, io sono al settimo cielo. Per fortuna, capita spesso. Eppure, ci sono anche gli autori che rimangono indietro; a volte è perché devono far crescere ancora di più il loro stile, altre perché professionisti diversi non scorgono in loro ciò che ci ho visto io.

Per un creativo, per un artista (possiamo chiamare così gli aspiranti scrittori? Facciamo che si può, solo per oggi), vedere la propria opera rifiutata è un duro colpo. Siamo tutti alla ricerca di approvazione e, specialmente all’inizio di una carriera del genere, abbiamo bisogno di sentirci legittimati. Ricevere porte in faccia scoraggia moltissimo, ma succede. Fa parte del processo di miglioramento, è un passo necessario. Andatelo a spiegare, però, a chi si ritrova dietro quella porta sbattuta. Non è semplice.

Quel che sto imparando dal mio mestiere, ogni giorno di più, è che bisogna divenire in grado di tenere sollevato il mento e proseguire. Se crediamo davvero nelle nostre idee e in ciò che stiamo costruendo, non dovremmo mai lasciarci abbattere da un rifiuto: diventerà un piccolo pezzo di qualcosa che potrà essere grande, un giorno, ma che esisterà soltanto se andiamo avanti a costruirlo. E questo vale per l’artista, ma anche per chi lo assiste: se ci si crede, si continua a costruire.

Dunque, lasciate che vi dia un consiglio: non identificatevi con quel che create. Voi non siete quel manoscritto lì, in particolare; voi siete la voce, quella strana magia capace di creare manoscritti sempre migliori. Non siete l’insieme di quei fogli, né delle parole che essi contengono. Siete l’origine: non datelo per scontato. Non siete voi, a venire rifiutati. E per ogni rifiuto, dite a voi stessi che la prossima volta, con un livello in più e con la forza dell’esperienza, sarete più vicini alla meta.