L’animale editore

“Come faccio a suscitare l’interesse dell’editore?” si domanda ogni giorno l’aspirante scrittore. Se avete già esperienza in campo editoriale, saprete quanto la domanda posta in questo modo sia ingenua.

Lavorando come editor freelance, collaboro ogni giorno sia con autori e sia con editori. Ci sono case editrici con cui ho creato un bel rapporto professionale che va avanti da mesi, altre che ho conosciuto durante uno stage, altre ancora dalle quali sono fuggita appena mi sono accorta delle fregature nascoste. Nel mio piccolo, credo di aver conosciuto abbastanza editori per potervelo dire: non si tratta di un animale da classificare a parte. L’editore è una persona, e in quanto tale sarà diverso dagli altri che fanno lo stesso mestiere.

Pensateci un momento: anche voi potreste, domani, fondare un’azienda editoriale. Sia chiaro, il mio non è un invito (non fatelo a caso, vi scongiuro), ma un appello alla consapevolezza. Chiunque può creare una casa editrice: servono solo dei soldi. Certo, ci sarà chi è più capace di altri, ma ciò non impedisce a qualsiasi imprenditore di entrare a far parte di questa strana razza che gli aspiranti autori osservano sospirando.

Se parliamo di piccole aziende nate da poco, in genere l’editore è giovane e pieno di sogni. C’è chi ha sognato troppo in grande senza pensare al guadagno, o chi è un imprenditore nato e riesce a gestire bene le sue finanze. C’è chi ha fondato l’azienda un po’ per gioco e lavora malissimo, producendo libri scadenti, e poi c’è chi si impegna ogni giorno dalla mattina alla sera e riesce a stento a pagare le bollette. La piccola editoria è un mondo complesso, ma quel che voglio farvi capire è che a lavorarci sono delle persone.

Se guardiamo alla grande editoria generalista, diventa difficile anche solo identificare chi potremmo chiamare “editore”; si tratta di aziende con quote di mercato, con amministratori delegati e una struttura a livelli. In questo caso, chi prende le decisioni finali non passa le sue giornate a sfogliare manoscritti di fronte a un camino, fumando la pipa, ma sta nel suo ufficio dentro un completo elegante e legge, forse, le tabelle del fatturato.

In mezzo, c’è un mondo variegato e imprevedibile: ci sono gli editori che non sanno neanche cosa pubblicano, perché si affidano ai loro editor; ci sono quelli che invece si occupano personalmente di ogni singolo libro; c’è chi pubblica testi sperimentali perché è ricco di famiglia e se ne frega dei guadagni, e chi con quei guadagni deve mantenere la famiglia; c’è l’editore alle prime armi che sbaglia tutto e l’agguerrito che vende pure porta a porta, se deve.

Insomma, il messaggio è questo: l’editore è un essere umano come te. La missione, allora, non si limita a essere il farsi scegliere da questo misterioso animale che detta legge sulle sorti della tua opera, ma trovare un professionista con cui valga la pena di collaborare e che abbia una linea editoriale coerente con ciò che tu produci.

Quando gli scriverai, all’editore, ricordatelo: dall’altra parte, prima di tutto, ci sono delle persone. Con i loro gusti, con i loro umori, con la loro più o meno marcata professionalità. Sii onesto, presentati come una persona sana di mente, pensa a come valuteresti tu una presentazione simile. Prova a informarti prima, cerca delle interviste a quell’editore lì, leggi i libri che ha scelto in passato, impegnati a conoscerlo.

Se lo farai e se saprai scegliere bene, forse anche lui vorrà conoscere te.

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