Il tema

Una cosa è certa: l’aspirante scrittore di narrativa ha intenzione di scrivere una storia, o quantomeno di provare a farlo. La domanda che bisognerebbe porsi, allora, è: che cosa vuol dire “raccontare una storia”?

Una cronaca, per esempio, pur riportando una serie di vicende, non è qualcosa che definiremmo appartenente alla narrativa.

Immaginiamo di trovarci al bar con un amico. Potremmo, come spesso accade, indulgere in conversazioni superficiali con l’unico scopo di far passare il tempo, aggiornare l’altra persona sulla vita quotidiana che conduciamo, oppure scambiare semplici convenevoli in mancanza di argomenti più profondi. In questo caso, racconteremo forse di come ci siamo svegliati, della doccia che abbiamo fatto al mattino, di cosa abbiamo mangiato per colazione, o di aver fatto la spesa, il bucato, le pulizie di casa. Nessuno direbbe che in questo modo siamo dei narratori.

Se invece il nostro amico ci confessa di avere un problema, potrebbe venirci in mente di condividere con lui un episodio significativo della nostra esperienza passata. Ci troveremmo quindi a raccontare degli eventi, in questo caso realmente accaduti, partendo dall’inizio, procedendo lungo lo svolgimento dei fatti e arrivando alla conclusione. Nel farlo, si presume, avremmo un’idea di base: vorremmo rassicurare, avvertire o spaventare l’amico che ci troviamo davanti, ponendo come esempio un pezzetto della nostra vita. Perché il racconto sia efficace e serva allo scopo, dovremmo raccontare con un ritmo e un tono adatti alla situazione e al tema che stiamo trattando, in modo che l’ascoltatore capisca, ci segua senza addormentarsi e possa trarre dalle nostre parole un insegnamento, un’opinione, un’idea.

La narrazione, dunque, ha uno scopo complesso. Mentre la cronaca si limita a informare (ovvero a trasmettere una serie di informazioni selezionate), la narrativa parte dal racconto di eventi reali o immaginari per condurre chi ascolta, o legge, a un punto cruciale.

Vi siete mai chiesti che cos’è una storia? È, di fatto, la formalizzazione di un’idea.

Ciò non significa che un autore debba necessariamente inserire una morale: anche l’espressione di un pensiero, di una visione del mondo o di una semplice riflessione su un tema può costituire il nucleo di base della storia che raccontiamo.

Diviene dunque fondamentale chiedersi: di cosa sto parlando? Cosa intendo comunicare? Quali sono i miei temi ricorrenti?

Per un autore alle prime armi, è sempre difficile tirar fuori dalle pagine questo fantomatico “tema” di cui tutti gli parlano. Se proverete a inserirne uno in modo forzato, è probabile che otterrete una storia debole e pretenziosa. L’unica regola, in realtà, è: scrivete quel che sentite di voler scrivere. La prima bozza esiste per questo ed è libera. Il tema non è per forza il primo punto su cui dovrete concentrarvi.

Ma allora, vi verrà da domandare, come si fa? Semplice: dopo aver messo la parola fine alla prima stesura, avrete tempo di rileggere, sistemare e correggere. Questo vi porterà a notare opinioni che avete espresso senza nemmeno pensarci troppo e idee che caratterizzano l’opera. È importantissimo anche il ruolo dei beta-reader, degli editor o dei lettori; a volte, l’autore è troppo coinvolto e immerso nella sua storia per essere in grado di vederne il senso più profondo.

Se siete alle prese con una prima stesura, quindi, non preoccupatevene troppo. Adesso è il momento di scrivere, avrete modo successivamente di riflettere su ciò che avete scritto.

Tener presente, però, la differenza tra cronaca e narrazione rimane importante: se vi renderete conto che la vostra storia non ha un significato, che non esprime niente e che si avvicina più a una cronaca che a una narrazione, dovrete mettervi al lavoro per rimediare. Il nostro amico immaginario che sta seduto di fronte a noi al bar, infatti, non gradirà convenevoli in eterno; perché si ricordi di voi e di quella conversazione, dovrete fare uno sforzo in più.

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