Il buio nel cuore

Gaia sogna una sedia a dondolo, mentre sua madre, sullo sfondo, ha paura. Di cosa? Di un’assenza che si fa sentire, del problema di una figlia adolescente ma già troppo adulta; soprattutto, della solitudine. Paure che Gaia non può fare a meno di patire, come fossero sue.

Mia figlia è gravemente malata, sospirava sua madre ogni volta che gli infermieri la caricavano sull’ambulanza. Dovete fare qualcosa. Non voglio perdere anche lei.

Il padre era una presenza rassicurante, unico adulto “maturo” che Gaia aveva intorno, ma è morto. La madre insiste nel perseguire le sue ossessioni, costringendo la figlia a crescere troppo in fretta. Quella “malattia che inizia per A” rimane addosso a questa protagonista adolescente, come un marchio a cui lei prova a non pensare troppo, ma che le impedisce di “sbocciare” come le sue amiche.

Aveva un suono solido, possente. Sembrava volerle dire: niente paura; lo sai, no, che andrà tutto bene?
Ma quella era un’acqua bugiarda.

Non ho potuto fare a meno di notare una certa eco da “Carrie”. Il personaggio della madre è meno aggressivo, più sussurrato, ma credo che Silvia Bertozzi sia una lettrice di King. Eppure, riesce a esprimersi con una voce personale, fatta di brani lenti, tranquilli, densissimi. Non si tratta certo di un romanzo d’azione, ma a me piace proprio così: è riflessivo, procede con calma.

Si parla dei rapporti di Gaia con i coetanei, tipici ragazzi sospesi tra bullismo e ingenuità. Si parla di ospedali e medici, ciechi di fronte ai problemi reali. Si parla di adolescenza, da un lato, e di adulti ormai perduti dall’altro. Di Jacopo, ragazzo che diventa importante e che avrà, suo malgrado, amare sorprese.

Viene definito “thriller psicologico”, ma direi che “Il buio nel cuore” non può essere inquadrato all’interno di un genere ben preciso. Lo stile è semplice, ma l’atmosfera malinconica è la sua caratteristica principale. Questo libro ha un’aria decadente che, fin dalla copertina, è riuscita a conquistarmi. Penso sia adatto a chi cerca qualcosa di particolare.

Quel che scopriamo al termine della prima parte non posso rivelarvelo: rovinerei la sorpresa. La trama ruota intorno alla sedia a dondolo, a un segreto che Gaia dovrà scoprire e affrontare, e a quella madre così malata e strana. L’intreccio narrativo è ben costruito, anche se forse arriva a svelarsi un po’ in ritardo: la parte centrale, come spesso accade negli esordi, si trascina probabilmente troppo a lungo prima di lasciare che la storia si disveli nel colpo di scena, quando ogni nodo viene al pettine. Tuttavia, il lettore dotato di tè caldo e poltrona comoda (o sedia a dondolo?) saprà apprezzare anche questa lentezza. Tutta la seconda parte, poi, accelera per culminare in un finale davvero inaspettato, che mi ha conquistata definitivamente. Davvero, l’ho adorato.

Questo libro è uno di quelli che leggi durante una sera piovosa, quando fa freddo e sei avvolto in una coperta morbida. Ti ritrovi a seguire le scene e a scivolare tra le pagine, fino all’ultima. Se anche voi siete dei lettori così, be’, sono sicura che “Il buio nel cuore” non vi deluderà.

Se vi ho fatto venir voglia di leggerlo, vi invito a ordinarlo dal sito dell’editore: qui. No, nessuno mi paga per questo; però mi è piaciuto e apprezzo la casa editrice, quindi spero di vederla avere successo.

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