Il paradosso degli affetti

Lo noto spesso, da quando su Facebook ho una folta lista di amici che amano scrivere: i post in cui si lamentano di aver ricevuto una critica sono tanti e i commenti si ripetono sempre uguali.

A rispondere sono, di solito, amici e parenti. E allora zia Franca si mostrerà indignata di fronte a tale scortesia da parte del criticone misterioso, il migliore amico Lucio rassicurerà l’autore dicendo che è meglio di Shakespeare, la fidanzata metterà mille adesivi con i cuoricini e così via, tutto allo scopo di infondere fiducia nel malcapitato. E questo, sia chiaro, viene fatto in buona fede e con le migliori intenzioni.

Quando l’autore è un amico, ci viene spontaneo stargli vicino e difenderlo. Chi attacca dall’esterno verrà considerato invidioso, non si sa bene di cosa, e si moltiplicheranno i discorsi su come i refusi ormai siano ovunque, non fa niente, ciò che conta è la passione. Peccato che queste rassicurazioni siano valide soltanto per il gruppo di amici e non per un lettore che, si presume, ha pagato per leggere e quindi pretende qualcosa.

Certo, esiste chi critica in modo maleducato e senza senso, ma l’autore dovrà abituarsi anche a questo. Avere quello spazio privato in cui lagnarsene per ricevere attenzione non è una strategia che funziona: non voleva forse fare lo scrittore, lui? E allora, ricevere critiche fa parte del pacchetto.

L’affetto di nonna Peppa o di un fidanzato può aiutare nei momenti no, ma non sarà mai uno scudo che protegge dagli sguardi. Se il libro ha dei difetti, che un lettore ha notato e segnalato, è bene ringraziare per la segnalazione e valutare la possibilità di correggerli. Potrà sembrarvi strano, ma non sono tutti invidiosi di voi. Ogni tanto, quella vocina fastidiosa può farvi crescere. Sarebbe forse il caso di accoglierla e comprenderla, imparando a riconoscere una critica utile, senza lasciarsi cullare da risposte troppo facili.

E poi si potrà passare una sera a lamentarsi con una persona cara che ascolta, ma che non sia una scusa: per scrivere occorre essere coraggiosi, miei prodi.

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