La poesia come rimedio

Lo so, non capita spesso di sentire “blocco del lettore”; in genere è lo scrittore a subire i patimenti della pagina bianca. Eppure, ultimamente mi è capitato spesso di raccogliere confidenze da parte di lettori frustrati. Forse hanno divorato troppi libri in fretta, oppure dopo aver affrontato un classico russo il loro cervello ha deciso di scioperare. Insomma, ve lo assicuro: anche i lettori forti a volte si bloccano.

Prima di tutto, ci tengo a dire che leggere non è un dovere. Se vi capita di non averne voglia per un po’, non iniziate a correre per casa urlando. Non fa niente, ci sarà tempo per avvicinarvi di nuovo alle storie e se amate passare ore tra le pagine vi succederà di desiderarlo ancora.

Nelle ultime settimane, anche io sto sperimentando la sgradevole sensazione di pesantezza che deriva dalle troppe letture, dalla mente affaticata e dalle conseguenze inevitabili del mio lavoro: leggo dalla mattina alla sera, manoscritti o libri scelti da me, e quando non leggo scrivo.

Ciò che per me sta funzionando è la poesia. Condivido con voi, dunque, dei consigli di lettura per questo “genere” che vale la pena di esplorare. E quale momento migliore, se non quello in cui non ve la sentite di affrontare un tomo zeppo di parole? Le pagine pulite e libere di una silloge poetica potrebbero fare al caso vostro.

Vediamo allora cosa posso consigliarvi. Oggi si parte con il primo titolo. Pronti per tornare a leggere?

 

Strategia dell’addio, di Elena Mearini, pubblicato da LiberAria.

Imballami come cosa fragile
e ti viaggerò accanto senza rompermi

(Link alla pagina dell’editore)

Considero questa raccolta come una versione più matura del famoso Milk and honey: Elena Mearini dipinge una storia d’amore sofferta, divisa in quattro parti. Si concentra sul punto di vista femminile, soffermandosi a parlare del corpo, di sentimenti in punta di penna, di sensazioni quotidiane osservate dall’interno. Non c’è però quel tono adolescenziale che non mi ha permesso di innamorarmi dell’opera prima di Rupi Kaur: qui a scrivere è una donna adulta, che condivide un pezzo del suo cuore.

Dimostrami che l’amore fa miracoli.
Studia i miei silenzi,
e poi ripetili a voce alta.

Arrivando all’ultima pagina, la mia sensazione è che Elena abbia raccontato soprattutto una storia d’amore con se stessa; è attraverso la relazione con il misterioso “lui” senza nome che la voce narrante si scopre preziosa e si prende cura di sé, dandosi valore. Ma forse questa è solo la mia personale interpretazione. Quel che è certo, comunque, rimane lo stile fresco e malinconico dell’autrice, capace di catturarmi e farmi venir voglia di leggere ancora poesia. Non è poco, che ne dite?

Io termino nel punto.
Tu continua pure,
una riga sotto di me.

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