Scrivere è digerire

Sto scrivendo un romanzo.
È la seconda volta che lo faccio. Mi sono già trovata seduta al pc a battere sui tasti mentre una storia prendeva forma, ed era una storia uscita dalla mia testa. Ho già passato ore con i miei personaggi, a scavar loro dentro per scoprirne le sfumature. Come ogni “aspirante”, avrò fatto degli errori; comunque, di nuovo, più di prima, il tempo che passo così è quello che aspetto e che preferisco.
Funziona in questo modo, giusto? Anche per voi? Ciò che segue è quasi deludente. È bellissima la condivisione, è sempre piacevole ricevere pareri, è utile ascoltare le critiche. Eppure, quello che davvero mi riporta a scrivere è lo scrivere stesso.
Ho sentito dire che produrre storie è un po’ come vomitare: non è una bella metafora. Forse può esserlo, forse lo è, ma non è così che lo sento. È più che altro digerire, se ci pensate. Più che buttar fuori qualcosa, state permettendo che diventi parte di voi in un’altra forma. E gli altri lo vedranno, saranno liberi di giudicare, perché da questo dipenderà il vostro aspetto. Sarà, poi, qualcosa da dare. E non per forza attraverso funzioni corporali.
Sì, mi piace: scrivere è digerire.

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